Guitar

Guitar Legends è la rubrica dedicata ai chitarristi che hanno rivoluzionato la storia della musica, trasformando la chitarra in uno strumento iconico e riconoscibile in ogni genere.

Un viaggio tra tecnica, stile e identità sonora, dalle distorsioni infuocate del rock ai fraseggi eleganti del blues e alle contaminazioni sofisticate del jazz.

Ogni articolo approfondisce non solo il modo di suonare, ma anche ciò che ha reso questi artisti delle vere leggende della chitarra, capaci di influenzare generazioni di musicisti in tutto il mondo.

  • Slowhand — Eric Clapton e il Blues Come Forma di Preghiera

    Dalla periferia londinese alle vette del rock mondiale: come un ragazzo introverso e ossessionato dal blues americano ha ridefinito il concetto stesso di feeling chitarristico C’è una frase che circola tra i chitarristi di tutto il mondo da quasi sessant’anni. Apparve sui muri di Londra nel 1965, scritta con vernice spray da fan anonimi in…

  • La Mano Sinistra di Dio — Jimi Hendrix e la Rivoluzione della Chitarra Elettrica

    Jimi Hendrix ha rivoluzionato la chitarra elettrica in soli quattro anni di carriera, trasformando tecnica, tecnologia ed emozione in un linguaggio unico e irripetibile. Mancino che suonava una Stratocaster capovolta, riusciva a eseguire simultaneamente linee di basso, accordi e melodia con una naturalezza orchestrale. Radicato nel blues di Albert King e Muddy Waters, fece del feedback — fino ad allora considerato un difetto — uno strumento espressivo, e fu pioniere nell’uso di effetti come il Wah-Wah, l’Octavia e la Univibe. La sua improvvisazione era narrativa, mai accademica: ogni assolo era una storia. Morto a ventisette anni, la sua influenza attraversa decenni e generazioni, da Stevie Ray Vaughan a John Frusciante. Ha vissuto poco. Ha cambiato tutto.

  • L’Alchimista del Riff — Jimmy Page e l’Arte di Costruire Cattedrali Sonore

    Jimmy Page è il chitarrista più architettonico della storia del rock. Formatosi come session man londinese — oltre quattrocento sessioni in studio prima dei vent’anni — sviluppò una versatilità e una sensibilità all’ascolto che nessuna scuola avrebbe potuto insegnargli. Con i Led Zeppelin trasformò la Gibson Les Paul in una macchina da guerra sonora, ma seppe essere altrettanto devastante con un archetto da violino sulle corde o con un fingerpicking acustico di rara delicatezza. I suoi riff — da Whole Lotta Love a Kashmir — non sono semplici figure ripetitive: sono edifici, strutture che portano in sé tensione, risoluzione e storia. Come produttore, reinventò il suono stesso della registrazione rock. La sua eredità non è solo stilistica: è filosofica. Ha dimostrato che un riff può avere la dignità di una sinfonia.