Una canzone stupida per gente intelligente

Come un titolo buttato lì per scherzo, un riff dimenticato in un cassetto e quindici minuti di follia creativa diedero vita a “Werewolves of London”


Venice Beach, California, 1975. LeRoy Marinell ha in casa un riff di chitarra che si porta appresso da mesi. Lo suona, lo rigira, ci prova. Non riesce a trovare la canzone giusta intorno a quel giro. Così lo lascia lì, sospeso, come certi oggetti che restano sul tavolo perché non sai ancora dove metterli.

Nel frattempo, dall’altra parte della città, qualcuno ha un’idea assurda.


Phil Everly — sì, uno degli Everly Brothers — sta guardando la televisione. Sullo schermo passa un film del 1935, Werewolf of London. Everly lo guarda, e poi suggerisce a Zevon di adattare quel titolo per una canzone e una moda di ballo. Non è una proposta seria. È il tipo di cosa che si dice tardi la sera, tra amici, con un bicchiere in mano.

Ma Zevon la tira dietro con sé.


Qualche giorno dopo, Zevon è a casa di Marinell. Waddy Wachtel, chitarrista e amico di entrambi, passa di lì per caso, diretto a fare alcune session in città. Li trova insieme e chiede cosa stiano combinando. «Stiamo scrivendo “Werewolves of London”», gli rispondono. Wachtel si ferma un secondo: «”Werewolves of London”? Volete dire, “Aahooo” — quei licantropi di Londra?»

Quando Wachtel ha mimato l’ululato del lupo, era già diventato il ritornello. Poi qualcuno dice: Roy, suona quel riff che hai. Marinell attacca con quella figura di chitarra che aveva in tasca da mesi e non sapeva dove mettere. E tutto, improvvisamente, combacia.


Quello che segue è uno dei momenti più improbabili della storia del rock americano. Tre musicisti che non stanno prendendo nulla sul serio cominciano a lanciarsi versi l’uno con l’altro: un lupo mannaro con un menù cinese in mano, una vecchietta mutilata a tarda notte, un gentiluomo irsuto che semina il panico nel Kent. La moglie di Zevon, Crystal, è presente per fortuna con il suo taccuino stenografico — e trascrive tutto mentre i tre ridono. La canzone viene giù in circa quindici minuti.

Zevon la chiamerà «una canzone stupida per gente intelligente». Non è un complimento a metà — è la descrizione più precisa possibile di quello che è: umorismo nero, riferimenti colti, assurdità costruita con mestiere. Un lupo mannaro che va da Lee Ho Fook a Londra a mangiare chow mein. Un altro che beve una piña colada da Trader Vic’s. E i capelli — perfetti.


La registrazione, però, è tutt’altro che semplice. Wachtel prova almeno sette configurazioni diverse di musicisti prima di trovare quelle giuste. Il problema è il groove — quella canzone stupida e irresistibile ha bisogno di qualcosa di preciso sotto, qualcosa che la sorregga senza schiacciarla. Alla fine arrivano Mick Fleetwood alla batteria e John McVie al basso — sì, due terzi del cuore ritmico dei Fleetwood Mac — e funziona. La maggior parte del budget dell’intero album Excitable Boy finì nelle sessioni di registrazione di Werewolves of London, per via del numero sproporzionato di tentativi necessari a chiuderla.


Quando la casa discografica scelse il brano come singolo, Zevon e Wachtel si sentirono insultati. Zevon avrebbe preferito pubblicare «Johnny Strikes Up the Band» o «Tenderness on the Block». La canzone che aveva scritto in quindici minuti per ridere era diventata il suo biglietto da visita. L’unica cosa con cui la gente lo avrebbe ricordato per il resto della vita.

Anni dopo disse: «Non so perché sia diventata un hit. Non pensavamo fosse adatta alla radio. Ci sono momenti in cui avrei preferito che fosse “Bridge Over Troubled Water”. Ma non penso male di quella canzone.»


Leroy Marinell non è mai diventato famoso. Ha continuato a fare il musicista di sessione, a scrivere canzoni per altri, a vivere nell’ombra discreta di chi lavora dietro le quinte. Ma quel riff che si portava in tasca da mesi senza sapere dove metterlo — quel giro di chitarra poi trasformato da Zevon in una figura di pianoforte — è probabilmente la cosa più ascoltata di tutta la sua carriera. Senza di lui, e senza quell’idea assurda di Phil Everly davanti alla televisione, non ci sarebbero i licantropi di Londra.

A volte i capolavori nascono per sbaglio. A volte bastano quindici minuti e qualcuno con un taccuino in mano.

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