Donne e Chitarra: la Storia Nascosta dello Strumento più Amato del Rock
Sister Rosetta Tharpe suonava la chitarra elettrica con una fisicità e un’energia che avrebbero ispirato Elvis Presley, Chuck Berry e Little Richard — anni prima che qualcuno di loro avesse mai toccato uno strumento. Joni Mitchell reinventò il linguaggio armonico della chitarra acustica con accordature che nessuno aveva ancora esplorato sistematicamente. Bonnie Raitt portò la slide guitar femminile a livelli che i maestri maschi riconoscevano come pari ai propri. Kaki King trasformò la chitarra acustica in un’orchestra percussiva. La storia della chitarra include queste voci — ma raramente le racconta abbastanza
C’è una domanda che vale la pena porsi prima di cominciare questa storia: perché la chitarra è stata così a lungo considerata uno strumento maschile? Non nel senso fisico — la chitarra non richiede una forza fisica superiore a quella femminile media per essere suonata. Non nel senso tecnico — le donne hanno dimostrato, in ogni epoca e in ogni tradizione, di poter raggiungere gli stessi livelli tecnici degli uomini. Ma nel senso culturale — quella serie di aspettative, di convenzioni, di pregiudizi non esaminati che hanno reso l’immagine del “chitarrista” quasi automaticamente maschile nella percezione comune.
La risposta è complessa, e questa guida non è il luogo per un’analisi sociologica dettagliata. Ma alcune cose sono chiare: le donne hanno sempre suonato la chitarra — in ogni epoca, in ogni cultura, in ogni genere musicale. Hanno sempre innovato — tecnicamente, stilisticamente, compositivamente. Hanno sempre prodotto musica di straordinaria qualità. Il problema non era la loro assenza dalla storia della chitarra: era la tendenza sistematica di quella storia a non raccontarle abbastanza.
Questo cluster è il tentativo di correggere parzialmente quella tendenza.
Le origini: le donne nella chitarra classica e nel folk
La presenza femminile nella chitarra non cominciò con il rock and roll degli anni Cinquanta — cominciò molto prima, nelle tradizioni della chitarra classica e del folk americano che precedettero di decenni l’era elettrica.
Ida Presti — la chitarrista classica francese nata nel 1924, morta prematuramente nel 1967 — fu una delle più grandi interpreti della chitarra classica del Novecento, con una tecnica che i critici dell’epoca descrivevano come paragonabile a quella di Segovia. La sua collaborazione con il marito Alexandre Lagoya nel duo Presti-Lagoya produsse alcune delle registrazioni più belle della storia della chitarra classica da camera — documenti di una sensibilità musicale e di una qualità tecnica che ancora oggi sono considerati standard di riferimento.
Nel folk americano degli anni Trenta e Quaranta, le donne erano presenti come cantanti e come chitarriste di accompagnamento — ma raramente venivano valorizzate per la loro tecnica chitarristica specifica, spesso oscurata dalla dimensione vocale della loro presenza artistica. Elizabeth Cotten — la cantante folk americana che compose Freight Train da adolescente e che suonava la chitarra in modo invertito, con la mano sinistra sulla corda alta, sviluppando una tecnica di fingerpicking completamente originale — fu una delle prime voci femminili a essere riconosciuta per la specificità della propria tecnica chitarristica invece che semplicemente come “cantante con la chitarra”.
Sister Rosetta Tharpe: la madre di tutto
Abbiamo già dedicato un satellite completo di questo cluster a Sister Rosetta Tharpe — e la sua storia, dal gospel di Chicago al rock and roll pioneristico, merita ogni parola. Ma nel contesto più ampio della storia delle donne nella chitarra, vale la pena sottolineare la dimensione storica del suo contributo.
Tharpe suonava la chitarra elettrica con una fisicità e un’energia che erano completamente inusuali per una donna del proprio tempo — e completamente inusuali per qualsiasi chitarrista, indipendentemente dal genere, nel contesto del gospel e della musica sacra americana degli anni Quaranta. Il suo sound — quella chitarra distorta, quegli accordi potenti, quella qualità di presenza scenica quasi violenta — anticipava il rock and roll di almeno un decennio.
Elvis Presley, Chuck Berry, Little Richard — i fondatori del rock and roll americano — hanno tutti citato Tharpe come influenza diretta. Era la chitarrista che aveva fatto vedere a una generazione di giovani musicisti americani cosa potesse fare una chitarra elettrica nelle mani giuste — e aveva fatto vedere questo in un momento in cui quasi nessuno si aspettava che quelle mani fossero femminili.
Joni Mitchell: la rivoluzione silenziosa
Joni Mitchell — la cantautrice canadese che abbiamo già incontrato nel satellite dedicato del cluster Chitarra Acustica in questa rubrica, nel contesto delle accordature alternative — fu la chitarrista che più di ogni altra trasformò silenziosamente il linguaggio della chitarra acustica negli anni Settanta, senza che il grande pubblico si rendesse conto di quello che stava facendo.
Le sue accordature alternative — sviluppate sistematicamente nel corso di decenni, ciascuna inventata per un brano specifico, ciascuna capace di generare idee melodiche e armoniche che l’accordatura standard non avrebbe mai prodotto — erano un contributo tecnico di straordinaria originalità. Non era folksingers che usava la chitarra come strumento di accompagnamento al canto: era una compositrice che usava la chitarra come strumento generativo di idee musicali, con una comprensione dello strumento che rifletteva anni di esplorazione metodica.
Il fatto che questo contributo tecnico sia stato raramente riconosciuto come tale — che Mitchell venga ricordata principalmente come cantautrice vocale invece che come innovatrice della tecnica chitarristica — è uno dei segni più eloquenti del problema che questo cluster cerca di affrontare. Le stesse innovazioni, se fossero state sviluppate da un chitarrista maschio, avrebbero probabilmente ricevuto una copertura critica molto più ampia.
Bonnie Raitt: la slide guitar al femminile
Bonnie Raitt — la chitarrista californiana che ha portato la slide guitar femminile a livelli che i grandi maestri del genere riconoscevano come pari ai propri — fu una delle prime donne della propria generazione a essere riconosciuta come chitarrista di primo livello nel contesto del blues e del rock americano.
La sua tecnica slide — influenzata da Ry Cooder e dai grandi del blues del Delta — aveva quella qualità di fluidità e di espressività vocale che è la firma dei migliori chitarristi slide della storia. Non cercava di suonare come un uomo: suonava come se stessa, con quella qualità di sensibilità emotiva diretta che è la firma più profonda della sua voce chitarristica.
La sua carriera — che attraversa il blues, il rock, il folk, il country con uguale convincimento — è la dimostrazione più eloquente che la chitarra non ha genere: ha solo qualità. E la qualità di Bonnie Raitt era — ed è ancora — di primissimo livello.
Il rock e il metal: le pioniere elettriche
Nel contesto del rock elettrico e del metal, le donne hanno sempre incontrato resistenze culturali ancora più forti di quelle che Tharpe e Mitchell avevano affrontato nel gospel e nel folk. Il rock — con la sua estetica di mascolinità esibita, con quella qualità di fisicità aggressiva che era parte fondamentale della propria identità culturale — era un territorio in cui la presenza femminile era tollerata ma raramente celebrata per le ragioni giuste.
Lita Ford — la chitarrista dei Runaways e poi solista, con una tecnica hard rock di grande solidità e una presenza scenica di grande forza — fu una delle prime chitarriste rock a essere presa sul serio come strumentista invece che semplicemente come oggetto visivo.
Jennifer Batten — la chitarrista californiana che suonò come chitarrista di supporto per Michael Jackson nei tour mondiali degli anni Ottanta e Novanta — portò al grande pubblico mainstream una tecnica di tapping a due mani e di shred virtuosistico che nessuno si aspettava da una chitarrista femminile in un contesto pop.
Liona Boyd — la chitarrista classica canadese considerata da molti la più importante successore femminile di Segovia — portò la chitarra classica nei palazzetti dello sport con una carriera che mescolava rigorosa preparazione accademica e istinto comunicativo di grande efficacia.
St. Vincent: la chitarra come performance totale
St. Vincent — il nome d’arte di Annie Clark, chitarrista e cantante americana nata nel 1982 — è forse la chitarrista contemporanea più originale e più influente della propria generazione. La sua chitarra — distorta, aggressiva, con quella qualità di suono quasi metallico che contrasta radicalmente con la propria presenza scenica elaborata e quasi teatrale — è uno degli strumenti più personali e più riconoscibili della musica rock contemporanea.
Clark ha sviluppato un linguaggio chitarristico che non assomiglia a quello di nessun’altra chitarrista — né femminile né maschile. Non è blues, non è metal, non è jazz: è qualcosa di specificamente suo, costruito su anni di ascolto onnivoro e di sperimentazione tecnica, con quella qualità di imprevedibilità che è la firma dei grandi innovatori.
La sua collaborazione con David Byrne dei Talking Heads — l’album Love This Giant del 2012 — portò quella voce chitarristica specifica in un contesto completamente diverso, dimostrando una versatilità stilistica che pochi chitarristi della propria generazione possiedono con la stessa naturalezza.
Kaki King: l’erede di Hedges
Kaki King — la chitarrista americana nata nel 1979 — è considerata da molti la diretta erede di Michael Hedges nel fingerstyle percussivo acustico. La sua tecnica — con quel tapping integrato, quella percussione sul corpo della chitarra, quegli armonici usati come elementi melodici strutturali — riflette una comprensione profonda del linguaggio di Hedges applicata a una voce compositiva completamente personale.
È anche una delle chitarriste più visivamente innovative — con performance che integrano la musica con proiezioni visive sincronizzate, trasformando il concerto solista di chitarra in qualcosa che si avvicina all’installazione audiovisiva. Questa dimensione visiva non è decorazione: è parte integrante della sua visione artistica, un modo di amplificare il significato della musica attraverso immagini che la commentano invece di illustrarla semplicemente.
L’eredità: una storia da raccontare
La storia delle donne nella chitarra è una storia di grandezza artistica spesso non raccontata abbastanza — di innovazioni tecniche non riconosciute, di carriere sottovalutate, di voci che hanno contribuito in modo fondamentale alla storia dello strumento senza ricevere il riconoscimento che meritavano.
Non è una storia di vittime — è una storia di musiciste che hanno fatto musica straordinaria nonostante le resistenze culturali, che hanno innovato nonostante le aspettative che le volevano in un ruolo secondario, che hanno costruito carriere di grande dignità artistica in un contesto che non sempre le accoglieva con la stessa apertura riservata ai colleghi maschi.
Sister Rosetta Tharpe suonava la chitarra elettrica come nessuno aveva mai suonato prima di lei.
Joni Mitchell reinventò il linguaggio armonico della chitarra acustica.
Bonnie Raitt portò la slide guitar a livelli che i maestri riconoscevano come pari ai propri.
Kaki King trasformò la chitarra acustica in un’orchestra.
La storia della chitarra include queste voci.
È ora di raccontarla tutta.
Tag SEO: donne-chitarra-storia-chitarriste · sister-rosetta-tharpe-joni-mitchell-bonnie-raitt · guitar-legends-blog






