I 10 Dischi Blues Rock Britannico Essenziali

I 10 Dischi Blues Rock Britannico Essenziali

Da Blues Breakers di Clapton a Fresh Cream, da Peter Green’s Fleetwood Mac a Truth di Jeff Beck: dieci album che raccontano come la Gran Bretagna degli anni Sessanta assorbì il blues americano e lo trasformò nel suono più influente della storia del rock moderno


Il blues rock britannico ha una discografia relativamente concentrata — la fase più creativa e più originale del genere si sviluppò in un arco di tempo di circa cinque anni, tra il 1966 e il 1971. Ma in quegli anni produsse una serie di album di qualità straordinaria che ancora oggi sono considerati documenti fondamentali della storia del rock.

Questa guida seleziona dieci album — non necessariamente i dieci migliori in assoluto, ma quelli che insieme offrono il percorso di ascolto più completo attraverso le diverse anime del genere.


1. John Mayall & the Bluesbreakers — Blues Breakers with Eric Clapton (1966)

Il documento fondativo del blues rock britannico — Clapton con la Les Paul attraverso il Marshall, quel suono che nessuno aveva mai sentito prima, quella fedeltà alla tradizione blues americana portata a livelli di potenza fisica che il blues acustico originale non aveva mai raggiunto. Il Beano Album è il punto di partenza assoluto per chiunque voglia capire il genere.


2. Cream — Fresh Cream (1966)

Il debutto del supergruppo formato da Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker — la prima dimostrazione che il blues britannico poteva essere portato in un contesto di improvvisazione quasi jazz, con quella qualità di libertà espressiva che il format della band blues più tradizionale non permetteva. Spoonful e Rollin’ and Tumblin’ sono due dei documenti più potenti del blues rock britannico.


3. Peter Green’s Fleetwood Mac — Peter Green’s Fleetwood Mac (1968)

Il debutto della formazione originale dei Fleetwood Mac — con Green in forma assoluta, quella qualità di blues profondo e autentico che nessuna altra band britannica dell’epoca raggiunse con la stessa completezza. Un album spesso dimenticato nelle storie del genere, ingiustamente oscurato dalla versione pop della band degli anni Settanta.


4. Jeff Beck — Truth (1968)

Il documento più completo della visione chitarristica di Jeff Beck — con Rod Stewart alla voce e Ron Wood al basso, un suono che portava il blues britannico verso i territori del hard rock nascente con una qualità di sperimentazione e di innovazione tecnica che Clapton raramente cercava. Rock My Plimsoul e la cover di You Shook Me sono i momenti chitarristici più potenti.


5. Fleetwood Mac — Then Play On (1969)

Il capolavoro della formazione originale dei Fleetwood Mac — l’ultimo album con Peter Green come membro principale, in cui il suono della band si espande verso territori di blues psichedelico e di composizione strumentale di grande sofisticazione. Oh Well — con quella struttura in due parti radicalmente diverse — è uno dei brani più originali del blues rock britannico.


6. Cream — Wheels of Fire (1968)

Il doppio album che documenta i Cream sia in studio che dal vivo — il disco live, registrato al Fillmore Auditorium di San Francisco, è uno dei documenti più potenti dell’improvvisazione blues rock britannica nella propria forma più libera e più ambiziosa. Spoonful dal vivo — quasi sedici minuti di improvvisazione collettiva — è un documento quasi soprannaturale.


7. Rory Gallagher — Live! In Europe (1972)

Il documento live più rappresentativo di Gallagher — che suonava meglio dal vivo che in studio, con quella qualità di fisicità totale che le registrazioni in studio raramente catturavano con la stessa completezza. Messin’ with the Kid e Layla — suonata in una versione personale e più blues dell’originale di Clapton/Allman — sono i momenti più potenti.

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By Harry Potts – https://www.flickr.com/photos/harrypotts/4649572228/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10721614

8. John Mayall — The Turning Point (1969)

L’album di Mayall registrato senza batteria — solo chitarra acustica, armonica e basso — che dimostra la profondità della propria comprensione del blues acustico americano al di là della formula elettrica del blues rock convenzionale. Un disco spesso dimenticato ma di grande qualità e di grande coerenza stilistica.


9. Led Zeppelin — Led Zeppelin II (1969)

Il documento più esplicitamente blues della discografia dei Led Zeppelin — con Whole Lotta Love, The Lemon Song e Bring It on Home che mostrano come Page aveva assorbito il blues americano e lo stava trasformando in qualcosa di epico e di quasi mitologico. Non è un album di blues rock nel senso stretto del termine — ma è impossibile capire il blues rock britannico senza capire dove andò a finire.


10. Savoy Brown — Raw Sienna (1970)

La Savoy Brown — la band di Kim Simmonds che fu tra le più longeve e le più fedeli alla tradizione del blues rock britannico — produce qui il proprio capolavoro: un album di blues elettrico di grande qualità che dimostra come il genere avesse radici più profonde e più varie di quanto la storia ufficiale, concentrata su Clapton e Page, normalmente racconta.

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By Roberta – Savoy Brown 03, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=149834708

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