Jimi Hendrix ha rivoluzionato la chitarra elettrica in soli quattro anni di carriera, trasformando tecnica, tecnologia ed emozione in un linguaggio unico e irripetibile. Mancino che suonava una Stratocaster capovolta, riusciva a eseguire simultaneamente linee di basso, accordi e melodia con una naturalezza orchestrale. Radicato nel blues di Albert King e Muddy Waters, fece del feedback — fino ad allora considerato un difetto — uno strumento espressivo, e fu pioniere nell’uso di effetti come il Wah-Wah, l’Octavia e la Univibe. La sua improvvisazione era narrativa, mai accademica: ogni assolo era una storia. Morto a ventisette anni, la sua influenza attraversa decenni e generazioni, da Stevie Ray Vaughan a John Frusciante. Ha vissuto poco. Ha cambiato tutto.