Al Di Meola: il Chitarrista che Suonava alla Velocità del Pensiero

Al Di Meola: il Chitarrista che Suonava alla Velocità del Pensiero

Ha cominciato con Chick Corea e il jazz fusion. Ha continuato con Paco de Lucía e il flamenco. Ha esplorato il tango di Piazzolla, la bossa nova brasiliana, il folk mediterraneo. Al Di Meola non ha mai smesso di cercare — e ogni volta che ha trovato qualcosa, lo ha trasformato in qualcosa di suo


C’è una scena che chiunque abbia visto Al Di Meola suonare dal vivo ricorda con una qualità di stupore fisico. Non è una scena spettacolare nel senso convenzionale del termine — non c’è fuoco, non c’è theatrics, non c’è il duck walk di Chuck Berry o la divisa scolastica di Angus Young. C’è solo un uomo seduto su una sedia, con una chitarra acustica o elettrica, che suona a una velocità che sembra fisicamente impossibile per un essere umano.

Non è la velocità che stupisce — o meglio, non è solo la velocità. È la qualità di quella velocità: quella precisione assoluta, quell’uniformità dinamica di ogni nota, quella capacità di mantenere il groove e la musicalità anche nelle sezioni più tecnicamente devastanti. Di Meola non suona veloce e basta. Suona veloce e bene — con una pulizia e una coerenza che fanno sembrare tutto non una dimostrazione atletica ma una scelta musicale necessaria.

Era, fin dai primissimi anni della carriera, qualcosa di completamente nuovo nel panorama della chitarra jazz e fusion. E poi si trasformò ancora — più volte, in direzioni che nessuno si aspettava — fino a diventare qualcosa di ancora più difficile da classificare: un musicista totale, capace di muoversi tra tradizioni culturali diverse con la stessa naturalezza con cui respira.


Jersey City, 1954: le origini di un prodigio

Al Di Meola nacque il 22 luglio 1954 a Jersey City, New Jersey — figlio di una famiglia di origini italiane che aveva quella qualità specifica della diaspora italiana americana: il rispetto per la tradizione, l’apertura verso il nuovo, la capacità di tenere insieme radici profonde e curiosità verso il mondo.

Cominciò a suonare la chitarra da bambino — influenzato dal rock and roll di Elvis Presley e dalla chitarra di Scotty Moore, poi dalla musica dei Beatles, poi dal jazz che cominciava a circolare nell’ambiente musicale della sua famiglia. Era un apprendimento rapido e vorace — Di Meola era il tipo di musicista che assorbiva tutto quello che sentiva con una velocità che i suoi insegnanti trovavano quasi inquietante.

La svolta arrivò quando scoprì il jazz fusion — quella corrente musicale degli anni Settanta che mescolava il jazz con il rock, il funk e le musiche del mondo in modi che sembravano aprire infinite possibilità espressive. Chick Corea — il pianista che stava sviluppando il proprio linguaggio fusion con il gruppo Return to Forever — fu la figura che cambiò tutto.


Return to Forever: il trampolino verso la grandezza

Nel 1974, Al Di Meola aveva vent’anni quando entrò nei Return to Forever di Chick Corea — sostituendo il chitarrista Bill Connors in uno dei gruppi jazz fusion più influenti dell’epoca. Era giovane in modo quasi imbarazzante per il contesto — suonare con Chick Corea, Stanley Clarke e Lenny White richiedeva un livello tecnico e una maturità musicale che pochi musicisti di vent’anni possedevano.

Di Meola li possedeva entrambi. Il suo primo album con il gruppo — Where Have I Known You Before del 1974 — dimostrò immediatamente che stava portando qualcosa di nuovo: una velocità di picking alternato che nessun chitarrista jazz aveva mai dimostrato in quel contesto, combinata con una comprensione armonica sofisticata e una sensibilità ritmica che rifletteva l’ascolto delle musiche latinoamericane che aveva sempre amato.

Il successo fu immediato — e aprì la porta alla carriera solistica che avrebbe poi definito la sua reputazione internazionale.

WiKi AlDiMeola20120312b
Photograph Henryk Kotowski, WiKi AlDiMeola20120312bCC BY 4.0

Elegant Gypsy e la carriera solistica

Nel 1977, Al Di Meola pubblicò Elegant Gypsy — il secondo album della propria carriera solistica, e quello che ancora oggi è considerato il suo capolavoro. Era un album che mescolava jazz fusion, flamenco, ritmi latinoamericani e musica classica in modo così naturale e così personale da sembrare non una sintesi di influenze diverse ma un linguaggio completamente originale.

Il brano d’apertura — Race with Devil on Spanish Highway — rimane ancora oggi uno dei documenti più impressionanti di velocità e precisione nella storia della chitarra. Non è un brano che si può ascoltare distrattamente: richiede attenzione, richiede che ci si sieda e si ascolti davvero. E quando lo si ascolta davvero, quello che si sente non è solo velocità — è un’architettura musicale di grande coerenza, con frasi che hanno una logica interna precisa, con ritmi che si sovrappongono in modi che producono una complessità quasi orchestrale.

Cielo e Terra, Mediterranean Sundance — gli altri brani dell’album — mostravano una dimensione diversa di Di Meola: il musicista contemplativo, capace di costruire atmosfere di grande bellezza con materiale melodico semplice, con quella qualità quasi meditativa che sarebbe poi diventata sempre più centrale nella sua produzione matura.


La tecnica: picking alternato e la velocità come lingua

Il cuore della tecnica chitarristica di Al Di Meola — quello che lo ha reso famoso in tutto il mondo e che ancora oggi i chitarristi studiano con una dedizione quasi accademica — è il picking alternato: quella tecnica di usare il plettro in direzioni alternate, su e giù, per ogni nota, producendo velocità e uniformità dinamica che il picking in una sola direzione non può replicare.

Il picking alternato di Di Meola è di una perfezione quasi meccanica. Ogni nota — indipendentemente dalla direzione del plettro, indipendentemente dalla posizione sul manico, indipendentemente dalla velocità della frase — ha lo stesso peso, lo stesso attacco, la stessa presenza. Non ci sono note più forti o più deboli, non ci sono irregolarità dinamiche che tradiscono lo sforzo fisico. C’è solo una cascata di note ugualmente presenti, ugualmente chiare, che scorrono con una fluidità quasi liquida.

Questa qualità non è il risultato di un talento naturale semplicemente: è il risultato di anni di pratica metodica, con esercizi specificamente progettati per sviluppare la velocità e la uniformità del picking. Di Meola ha descritto in diverse interviste il regime di pratica che seguiva — ore quotidiane dedicate specificamente al picking, con metronomia rigorosa, con attenzione ossessiva alla qualità di ogni singola nota.

Ma la tecnica del picking, per quanto straordinaria, non sarebbe sufficiente da sola. Quello che rende Di Meola grande è la combinazione di velocità tecnica e comprensione musicale — la capacità di usare quella velocità non come fine ma come mezzo, non come dimostrazione ma come espressione. Le sue frasi veloci non sono esercizi di tecnica: sono frasi musicali con una direzione, una tensione, una risoluzione. Vanno da qualche parte. Dicono qualcosa.

Il suo uso delle scale modali — eredità della formazione jazzistica con Chick Corea — dava alle sue improvvisazioni una sofisticazione armonica che le distingueva nettamente dal blues pentatonico che dominava la chitarra rock e dal vocabolario relativamente convenzionale di molta chitarra jazz. Usava il modo frigio — con quella seconda minore che dà una qualità quasi spagnola alle frasi — con una frequenza e una naturalezza che riflettevano l’influenza della musica mediterranea che aveva assorbito fin dall’infanzia.


Friday Night in San Francisco e il trio leggendario

Abbiamo già incontrato Friday Night in San Francisco nell’articolo su Paco de Lucía. Ma vale la pena parlarne di nuovo dal punto di vista di Di Meola — perché quella collaborazione fu importante per lui in modi diversi da quanto lo fu per Paco.

Per Paco, l’incontro con McLaughlin e Di Meola fu un’immersione nel jazz fusion e nella world music che arricchì il proprio linguaggio flamenco. Per Di Meola, l’incontro con Paco fu un’immersione nel flamenco andaluso che aprì la porta a un mondo musicale che avrebbe poi esplorato in modo sempre più approfondito — la musica spagnola, la musica latinoamericana, le tradizioni mediterranee.

Era un circolo virtuoso di influenze reciproche — tre chitarristi che si arricchivano a vicenda, che imparavano l’uno dall’altro, che uscivano dalla collaborazione come musicisti più completi di quanto fossero entrati. È uno dei privilegi rari della grande musica: la capacità di trasformare chi la fa, non solo chi l’ascolta.


Piazzolla, il tango e la world music

Negli anni Ottanta e Novanta, Di Meola compì la trasformazione più significativa della propria carriera — allontanandosi dalla velocità e dalla complessità tecnica che lo avevano reso famoso per esplorare territori musicali più contemplativi e più emotivamente profondi.

La scoperta di Astor Piazzolla — il compositore argentino che aveva rivoluzionato il tango tradizionale incorporando elementi del jazz e della musica classica europea — fu la svolta. Il tango di Piazzolla aveva affinità naturali con il linguaggio musicale di Di Meola: quella qualità di malinconia appassionata, quella mescolanza di tradizione e innovazione, quella capacità di essere profondamente radicato in una cultura specifica e allo stesso tempo universalmente comprensibile.

Di Meola registrò diversi album dedicati alla musica di Piazzolla — in particolare The Grande Passion del 2000 — che dimostravano una capacità di adattamento stilistico straordinaria: il chitarrista noto per la velocità che suonava melodie lente e cariche di malinconia con una sensibilità e una profondità che i fan della prima ora non si aspettavano.

Era la stessa qualità che aveva sempre caratterizzato i grandi chitarristi di questa rubrica: la disponibilità a cambiare, a crescere, a esplorare territori nuovi senza la sicurezza dei vocabolari familiari. Era il coraggio artistico che distingue i musicisti veri dai musicisti di successo.


Le radici italiane e il Mediterraneo

Un aspetto della carriera di Di Meola che merita attenzione speciale — e che lo connette in modo particolare al pubblico di quoque.it — è il suo rapporto profondo con le proprie radici italiane e con la musica mediterranea in generale.

Di Meola non ha mai dimenticato di essere italoamericano — di portare in sé una tradizione culturale specifica che informava il suo modo di ascoltare la musica e di produrla. Ha esplorato la musica folk italiana, ha collaborato con musicisti italiani, ha dedicato intere sezioni dei propri concerti alla musica del Mediterraneo — quella zona culturale che unisce Spagna, Italia, Grecia, Nord Africa in un insieme di tradizioni musicali affini ma distinte.

In questo senso Di Meola è, come Beppe Gambetta, un ambasciatore — qualcuno che porta la propria identità culturale nel mondo senza perdere quella identità nel contatto con il mondo. È una qualità rara e preziosa, sia nelle persone che nella musica.


L’eredità: il chitarrista che non smette di cercare

Al Di Meola è ancora attivo — ancora in tournée, ancora in studio, ancora alla ricerca di nuovi territori musicali da esplorare. A settant’anni suonati, ha una discografia di oltre trenta album che coprono jazz fusion, flamenco, tango, world music, musica classica, rock — quasi ogni territorio della chitarra moderna.

Non ha mai ripetuto se stesso. Non ha mai trovato una formula e sfruttata fino all’esaurimento. Ha sempre cercato — con quella qualità di curiosità instancabile che è il segno più autentico della vocazione artistica.

John McLaughlin lo considera uno dei chitarristi più completi con cui abbia mai suonato. Paco de Lucía lo rispettava come un pari — e Paco non rispettava facilmente. I chitarristi jazz di tutto il mondo studiano ancora i suoi album degli anni Settanta come documenti fondamentali della tecnica del picking alternato.

Ma l’eredità più importante non è tecnica: è quella di aver dimostrato che un chitarrista può essere molte cose diverse nel corso di una vita — senza tradire nessuna di esse, senza perdere se stesso nel cambiamento, mantenendo sempre un filo di coerenza che fa sì che tutto quello che fa suoni inequivocabilmente come Al Di Meola.

Suonava alla velocità del pensiero.

E il pensiero non si è mai fermato.


Tag SEO: al-di-meola-chitarra-jazz-fusion · al-di-meola-tecnica-picking-world-music · guitar-legends-blog

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *